30 Dic Il punto su: il trasferimento della sede di una farmacia

Trasferimento della sede di una farmacia

 

Spesso i titolari farmacie intendono trasferire l’esercizio farmaceutico in locali che abbiano migliore visibilità, spazi più ampi, maggiore afflusso di clientela o magari semplicemente per usufruire  di un risparmio del canone di locazione.

Facciamo il punto sull’ente competente ad autorizzare il trasferimento, i criteri per l’autorizzazione, la distanza minima che deve essere osservata tra due sedi farmaceutiche e come si calcola.

 

Quale ente autorizza il trasferimento di una sede farmaceutica?

L’art. 1 della L. n. 475/1968 prevedeva che chi intenda trasferire una farmacia in un altro locale nell’ambito della sede per la quale fu concessa l’autorizzazione deve farne domanda all’autorità sanitaria competente per territorio (oggi la ASL).

L’articolo 13 del D.P.R. n. 1275/1971 – contenente il regolamento di attuazione delle norme concernenti il servizio farmaceutico di cui alla L. n. 475/1968 – prevede altresì che “il locale indicato per il trasferimento della farmacia deve essere situato ad una distanza dagli altri esercizi non inferiore a 200 metri e comunque in modo da soddisfare le esigenze degli abitanti della zona“.

L’art. 11 del DL. n. 1/2012 (c.d. decreto “Cresci Italia”) ha attribuito ai Comuni la pianificazione territoriale del servizio farmaceutico con il conferimento in particolare di ogni attribuzione in tema di revisione sia straordinaria che ordinaria della c.d. pianta organica, ivi compresi il trasferimento delle farmacie.

In particolare, tale norma ha previsto che il Comune, sentita l’ASL e l’Ordine provinciale dei farmacisti, identifica le zone di collocazione delle nuove farmacie per assicurare un’equa distribuzione sul territorio, tenendo anche conto dell’esigenza di garantire l’accessibilità del servizio farmaceutico ai residenti in aree scarsamente abitate.

 

Un farmacista è libero di trasferire la propria sede?

Per il trasferimento di una farmacia in nuovi locali situati all’interno della sede di pertinenza vige il principio della libera scelta del farmacista in ordine all’ubicazione del proprio esercizio, qualificandosi l’autorizzazione della pubblica autorità come provvedimento rivolto alla rimozione di un limite imposto dalla legge all’esercizio di un diritto. Pertanto, la discrezionalità amministrativa non si estende ad un apprezzamento delle ragioni sottese alla scelta imprenditoriale, limitandosi solamente a verificare l’inesistenza di cause ostative al rilascio dell’autorizzazione medesima.

La giurisprudenza ha infatti precisato che nel procedimento di autorizzazione al trasferimento dei locali di una farmacia, la discrezionalità attribuita all’amministrazione è ridotta, essendo l’esercizio di tale potere limitato alla verifica della sussistenza delle condizioni previste dalla normativa vigente, con particolare riferimento all’idoneità dei locali e al limite delle distanze.

In particolare, il Consiglio di Stato (v. CdS, sent. n. 5993/2011; CdS, sent. n. 3210/12; CdS, sent. n. 5480/2014) ha più volte affermato che il titolare di una farmacia è libero di scegliere l’ubicazione dell’esercizio all’interno della zona assegnata dalla pianta organica – con riferimento sia all’apertura di nuove sedi che al trasferimento di una sede da una zona ad un’altra.

 

In linea generale non vi è alcun obbligo di motivazione da parte dell’amministrazione comunale in caso di autorizzazione al trasferimento della sede farmaceutica, in quanto la stessa deve limitarsi ad accertare il rispetto della distanza minima di 200 metri tra gli esercizi commerciali, dato che la distribuzione organica delle farmacie sul territorio avviene sulla base di un atto di programmazione regionale costituito dalla c.d. pianta organica, alla cui formazione partecipano il Comune, le ASL e l’Ordine dei Farmacisti. La ripartizione del territorio comunale in zone di pertinenza delle singole farmacie assicura l’equa distribuzione delle farmacie sul territorio e conseguentemente garantisce la tutela dell’interesse pubblico alla capillarità del servizio farmaceutico.

 

Quali sono i limiti al trasferimento di una sede farmaceutica?

La libertà di trasferimento di una sede farmaceutica da un luogo ad un altro non è illimitata, in quanto l’autorità amministrativa può contrapporle valutazioni inerenti lo scopo di ottimizzare la funzionalità del servizio in rapporto alle esigenze degli abitanti della zona.

Questa limitazione alla libertà dell’iniziativa economica del farmacista si giustifica, considerando che il titolare di farmacia si giova, in realtà, di un sistema di quasi-monopolio, in quanto è protetto dalla concorrenza da una triplice barriera:

  • il numero chiuso degli esercizi farmaceutici, stabilito nel piano programmatorio della pianta organica regionale;
  • l’assegnazione di una porzione di territorio (zona) all’interno della quale il farmacista gode di un pieno diritto di esclusiva, nel senso che nessun altro farmacista vi si può insediare;
  • il divieto imposto ai concorrenti di avvicinarsi al di sotto di una distanza minima, ancorché si trovino all’interno della zona di loro spettanza.

 

Di conseguenza, spetta al Comune valutare se la farmacia sia situata in luogo tale da soddisfare le esigenze degli abitanti della zona, in rapporto alle condizioni topografiche e di viabilità.

Dunque, qualora effettivamente lo spostamento dell’esercizio farmaceutico all’interno della zona potrebbe arrecare pregiudizio all’utenza, sorge l’obbligo per l’Amministrazione di approfondire l’istruttoria al fine di accertare se, effettivamente, lo spostamento dell’esercizio possa rendere disagevole ai residenti l’accesso al servizio farmaceutico.

Se, a seguito dell’approfondimento istruttorio emerga, in concreto, che lo spostamento della sede renda oggettivamente difficoltoso per gli abitanti della zona raggiungere la nuova sede farmaceutica, sorge l’obbligo dell’Amministrazione di motivare congruamente le ragioni del diniego dell’autorizzazione al trasferimento della sede farmaceutica.

In questo senso, si è ritenuto recentemente (CdS, sent. n. 5312/2018) che sia legittimo che il Comune neghi il trasferimento di una sede farmaceutica dal centro storico, sede di vari uffici e servizi pubblici, e luogo fruito non soltanto dagli abitanti del Comune ma anche da altri provenienti dalle zone limitrofe, in una zona decentrata, più popolata, i cui abitanti possono fruire di un’altra farmacia ubicata nelle vicinanze, benché all’interno della medesima pianta organica e nel rispetto delle distanze di legge.

 

Quale distanza minima deve esserci tra due farmacie e come si calcola?

L’art. 1 della L. n. 475/1968 prevede che i locali in cui è ubicata una farmacia devono essere situati a una distanza dagli altri esercizi non inferiore a 200 metri, misurata per la via pedonale più breve tra soglia e soglia delle farmacie.

In proposito, la giurisprudenza ritiene che per percorso pedonale più brevedeve farsi riferimento al percorso effettivamente percorribile a piedi da una persona normalmente deambulante in condizioni di sicurezza e senza esporsi a rischi.

Ai fini del calcolo di tale percorso, deve farsi riferimento ai passaggi pedonali, a meno che  vi siano ostacoli materiali all’attraversamento fuori dei punti stabiliti, dovendo comunque garantirsi la normale deambulazione, e dunque, la sicurezza dei pedoni.

In questo senso, si è recentemente affermato (CdS, sent. n. 4832/2018) che ai fini del calcolo della distanza minima non può prescindersi dalla considerazione delle strisce pedonali quando non sussistano le condizioni di sicurezza minime per i pedoni nell’attraversamento di una strada (nella fattispecie, si trattava di attraversare una strada di Milano a doppia carreggiata, a flusso veicolare intenso e con visibilità ridotta a causa di vetture parcheggiate a “spina di pesce”).

 

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Avv. Valerio Pandolfini

 

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